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Un orologio che comunica attraverso l’alfabeto Braille per facilitare la vita agli oltre 285 milioni di non vedenti nel mondo. Questa la missione del sudcoreano Eric Juyoon Kim che, con il progetto realizzato grazie alla sua startup Dot, si è guadagnato una citazione nella classifica dei Trenta Under 30 asiatici da tenere d’occhio secondo Forbes.

Ma, soprattutto, ha fornito ai ciechi uno strumento efficace per “leggere” i messaggi, le notizie, controllare l’ora e navigare su Google Maps in assoluta privacy. Dopo tre anni di lavoro, da marzo l’orologio è in vendita in 14 Paesi dove è arrivato con 140mila pre-ordini. Testimonial speciale, Stevie Wonder, cui Kim ha volute spedire personalmente un Dot Watch che porta il suo nome sul retro della corona.

Una nuova specie di negozio. Meglio: “la più avanzata al mondo tecnologicamente”, come la definisce Amazon tanto per volar basso. Ma in effetti lo è, dato che è priva delle casse: si entra, si sceglie quel che si vuole, si esce. Punto. Dopo le librerie, è l’ultima trovata di Jeff Bezos e della sua multinazionale da 107 miliardi di dollari l’anno. Poco meno di 160 metri quadrati dove offrire una buona scelta di prodotti senza avere dimensioni tali che ne impedirebbero l’apertura nei centri delle città.

Una combinazione di prodotti locali e globali per la colazione, il pranzo o la cena, assieme a pasti preparati al momento. E, come dicevamo, senza casse né file. Nel primo dei duemila negozi Amazon Go previsti, l’inaugurazione a inizio anno a Seattle, basterà toccare l’app sullo schermo dello smartphone per avere il codice a barre (qr code, ad esser precisi) che ci identifica.

Secondo l’agenzia Bloomberg Apple punterebbe a spingere sui dispositivi elettronici che si indossano, e dopo l’iWatch starebbe valutando gli occhiali digitali nella sua ricerca un nuovo oggetto cult come l’iPhone. Secondo alcune fonti citate dall’agenzia il progetto allo studio prevede un collegamento wireless fra gli occhiali e l’iPhone o altri sistemi host, sulla falsariga di quanto già visto con Apple watch, senza escludere, però, la possibilità della realtà virtuale.

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Il progetto sarebbe ancora nella fase esplorativa e permetterebbe a chi indossa il dispositivo di visualizzare immagini e altre informazioni. Per il momento, Apple avrebbe parlato del progetto con potenziali fornitori ordinando per il testing piccole quantità di micro visualizzatori da un non meglio precisato fornitore.

Google celebra con un doodle i 117 anni dalla nascita dell’ungherese Ladislao José Biro, l’inventore della penna a sfera (nato appunto il 29 settembre 1899). Sulla home page del motore di ricerca, campeggia l’immagine di una mano che impugna appunto una penna biro con la quale traccia la scritta Google.

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Giornalista e inventore, naturalizzato poi argentino, Biro – si legge si Wikipedia – creò la penna a sfera (poi chiamata biro, dal suo nome) intorno alla fine degli anni trenta insieme al fratello György. Trovare una soluzione al problema delle macchie che le penne stilografiche lasciavano sui fogli era diventata un’esigenza: così Biro provò a sostituire il tipo di inchiostro che si usava per scrivere con quello delle rotative che stampavano i giornali.

Twitter è tornato sotto i riflettori per la notizia giunta da fonti della CNBC secondo cui presto arriveranno offerte di acquisto per la compagnia. Le indiscrezioni hanno avuto come effetto un forte rialzo del titolo, che si è portato oltre i 20 dollari per azione.

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Da quando il social media è approdato a Wall Street nel 2013 il titolo, dopo aver rapidamente raggiunto il picco intorno ai 70 dallari per azione, è stato soggetto a continue flessioni, fino ad arrivare ad un minimo vicino ai 13 dollari per azione (verso fine 2015).

naveen jainLa strada dell’esplorazione per le compagnie private è spianata e, con essa, anche quella per le future ”miniere lunari”. La decisione, storica a suo modo, è del governo americano che ha dato l’ok alla Moon Express, fondata dal magnate indiano Naveen Jain, per andare sulla Luna con una missione senza equipaggio.

La compagnia ha dato risalto sul sito web alla notizia dell’autorizzazione, pubblicata dalla Federal aviation administration americana e divulgata anche con un tweet. La missione, prevista per il 2017, sarà la prima spedizione privata ad approdare sul nostro satellite naturale. Finora, infatti, hanno lasciato impronte sulla polvere lunare solo astronauti americani, moduli sovietici e uno cinese.

A 58 anni dall’impatto della sonda dell’Urss, Luna 2, che si schiantò a ovest del mare della Serenità, Moon Express sancirà forse l’inizio di una nuova Era: l’esplorazione spaziale oltre l’orbita terrestre da parte di enti non pubblici. Con un obiettivo che non riguarda, come prevedibile, la pura ricerca scientifica. Moon Express infatti raccoglierà campioni di suolo nell’ottica di uno sfruttamento minerario della Luna alla ricerca di elementi e sostanze preziose. Tra quelli dichiarati c’è l’Elio-3, isotopo dell’elemento chimico praticamente inesistente sulla Terra ma considerato essenziale per lo sviluppo di energia nucleare pulita.

La lotta al terrorismo passa sempre di più anche attraverso i nuovi media, social network compresi. Bloccare le comunicazioni vuol dire, spesso, interrompere e isolare i terroristi e, nel caso dei sedicenti esponenti dello Stato Islamico, vuol poter dire fermare il proselitismo e l’emulazione.

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È stato annunciato che tre giganti del web (Google, Facebook e Twitter) si sono unite per la lotta all’Isis, sviluppando una tecnologia che permette di eliminare appena pubblicati i video pro-jihad. L’eliminazione grazie ad un confronto tra le immagini nuove e quelle inserite in un database dove sono raccolte quelle già bandite dalle piattaforme. In caso di corrispondenza, le immagini o i video verrebbero eliminati all’istante. Tale sistema, secondo le indiscrezioni, sarebbe nato, originariamente, per proteggere i contenuti coperti dai diritti d’autore.

Brandi contro Google, causa per un milione di euro. La storica pizzeria citerà in giudizio il motore di ricerca perché indicata come “definitivamente chiusa” su internet. Ad aprile scorso il titolare della pizzeria è stato contattato da alcuni albergatori e clienti che gli hanno chiesto quale fosse la causa della improvvisa chiusura, e si è così accorto dell’indicazione sbagliata presente su Google.

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Stando a noiconsumatori, l’associazione dell’avvocato Angelo Pisani che rappresenterà Brandi in tribunale “per i danni d’immagine e patrimoniali milionari. La falsa notizia è circolata sul web almeno dal 25 aprile fino al 5 maggio quando, dopo i numerosi reclami dei gestori, l’errata informazione è stata finalmente cancellata ma ora resta da informare al pubblico”.

Come noto, da alcuni anni Google sta diversificando i propri investimenti nell’innovazione. La tanto chiacchierata auto che si guida da sola, la iCar, è ormai realtà, sebbene debba ancora superare qualche problema iniziale che ha causato non pochi incidenti in California.

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Rivoluzionare il settore dell’auto sembra essere ancora un obiettivo di Google, al punto che il suo co-fondatore, Larry Page, sembra deciso a voler finalmente realizzare la prima auto volante, di quelle che abbiamo visto solo nei film di fantascienza.

improntadigitaleappleUn mondo senza password non solo è possibile ma è anche auspicabile: praticamente ogni sito, servizio, app ne richiede una per l’accesso e la pigrizia – talvolta stupidità – umana fa sì che la parola chiave impostata sia anche l’elemento di debolezza più sfruttato dai criminali informatici per rubare dati personali e soldi.

In un futuro in cui la biometria pare la candidata più promettente a sostituire codici e pin anche Apple è della partita, puntando sulle impronte digitali.

In circolazione da anni, è solo con l’arrivo del Touch ID sull’iPhone 5s nel 2013 che i lettori di impronte digitali sono cominciati a diventare un «must» per gli smartphone di fascia alta. Servono a sbloccare i telefoni senza dover ricordare un codice numerico ma anche per scaricare applicazioni ed effettuare micropagamenti.

Google, ecco il virus che si finge Chrome

Posted: 15th Gennaio 2016 by Giovanna in Tecnologia
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C’è un nuovo tipo di «pizzo elettronico», in gergo “ransomware”, che sta prendendo di mira gli internauti italiani fingendo di essere Chrome, il popolare programma di Google per navigare su Internet. Il codice dannoso, che prende in «ostaggio» i file sui computer degli utenti, è stato individuato dalla società Eset. Secondo i ricercatori di Eset nella prima settimana di gennaio gli internauti italiani sono stati i più colpiti a livello mondiale dalle diverse varianti del ransomware Filecoder, con il 6,35% delle infezioni.

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Il software, appunto, finge di essere il file necessario a eseguire il browser Chrome di Google. Intanto il vero Google Chrome è nelle ultime ore al centro di un problema: a causa di una sorta di «bug» (contenuto nelle schede grafiche Nvidia e del sistema operativo OS X di Apple) la navigazione online in incognito non funziona come dovrebbe e riapre l’ultima pagina visitata, un sito porno nel caso dello studente canadese che ha portato alla ribalta la questione.

Lenovo manda in pensione Motorola

Posted: 11th Gennaio 2016 by Giovanna in Tecnologia
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motorolaUn altro pioniere della telefonia cellulare va in pensione. D’altra parte in un mondo in cui l’innovazione passa anche dai brand, il marchio Motorola non era più cool.

Il nome rievoca gli Startac, i primi cellulari a conchiglia, e Razr, la loro evoluzione degli anni 2000. Un’immagine non più al passo con i tempi e così, dopo Nokia, anche per Motorola non c’è futuro.

Lenovo, l’azienda cinese che ha comprato la società da Google nel 2014, ha deciso infatti di far sparire la dicitura Motorola dai suoi dispositivi a partire da quest’anno e in maniera graduale. La notizia è rimbalzata da Las Vegas, dove è in corso il Ces.

La Google Car è in cerca di un designer per rifarsi il trucco. Google ha messo un annuncio sul suo blog ufficiale, è in cerca di un designer con esperienza pluriennale. Che la Google Car abbia un aspetto quanto meno ridicolo non lo scopriamo certo oggi, ma per i test qualsiasi look andava bene.

google car

A quanto pare ora il progetto sta subendo uno sviluppo e il passo successivo è quello di rendere l’auto a guida autonoma anche accattivante dal punto di vista estetico. È la stessa Google a darci questa informazione dal suo blog ufficiale in cui ha pubblicato un annuncio di lavoro che non lascia dubbi.

Gli accordi dovrebbero essere firmati entro Natale. E il Frappuccino a marchio Starbucks potrebbe già essere servito al banco nel corso del 2016. Sono circa vent’ anni che Howard Schultz, fondatore e guida della più grande catena di caffetterie americana cerca di capire quale sia il modo giusto per vendere in Italia, patria del caffè, la miscela in versione yankee. Per di più a un prezzo quasi tre volte superiore alla tazzina nostrana. Adesso però si starebbe profilando la soluzione.

starbacks coffee

Da circa un anno la squadra di manager di Seattle, sede del gruppo che fattura circa 9 miliardi di dollari, ha aperto una trattativa con chi in Italia il retail lo conosce davvero. Si tratta di Antonio Percassi, 62 anni, natali a Clusone in provincia di Bergamo, ex calciatore del Cesena e dell’Atalanta di Bergamo, di cui ora è proprietario, ma soprattutto, guru dei centri commerciali. Come dire, colui che vanta nel curriculum l’espansione commerciale dei Benetton nonché quella del suo concorrente più acerrimo, la spagnolo Zara. L’imprenditore che quest’anno ha anche aperto la strada ai negozi di lingerie Victoria’s Secret. Adesso sarebbe la volta di Starbucks, il mito del caffè americano che si beve per strada ed è servito in un bicchiere di carta.