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Se è vero, come sostiene lo stesso Donald Trump, che la sua conquista della Casa Bianca non sarebbe stata possibile senza Twitter, allora è il caso di chiedere scusa. È l’ammissione fatta dal cofondatore del social media Evan Williams in un’intervista al New York Times. “E’ stata un brutta cosa, perché senza Twitter molto probabilmente non sarebbe diventato presidente”, ha detto Williams: “Mi dispiace”. Trump ha 30 milioni di follower sul suo account personale e viene criticato per comunicare tramite Twitter scavalcando spesso i media tradizionali.

Parlando più in generale della sua “creatura”, Williams, che ora è al lavoro nello sviluppo di una nuova piattaforma per blogger chiamata Medium, ha ammesso che Twitter ha i sui aspetti negativi, compreso il fatto che attrae estremisti e persone che la utilizzano per insultare e offendere. “Pensavo che quando ad ognuno fosse stato possibile esprimersi liberamente e scambiare idee ed informazioni il mondo sarebbe diventato automaticamente un posto migliore. Mi sbagliavo!”

Snocciola numeri, esalta i propri risultati, irride i rivali democratici, attacca i giornalisti. Ad Harrisburg in Pennsylvania, nel discorso per i cento giorni dal suo insediamento alla Casa Bianca, Donald Trump si presenta col volto trionfante davanti ad una platea che lo applaude e, quando parla di immigrazione, gli grida: “Costruisci il muro”.

“Lo avrete il muro, andate pure a riposare tranquilli”, risponde il presidente Usa, che ricambia l’assist della folla per parlare di “droga e criminali” che sono stati messi al bando e che invece i democratici, nella parole del tycoon, non erano riusciti ad arginare: “Loro – ha detto riferendosi ai rivali politici – non hanno una leadership al congresso”. Anche Obama viene sbeffeggiato: “Per tre anni ha lavorato senza risultato alla liberazione di una donna americana imprigionata in Egitto, io ho incontrato Al Sisi e l’ho riportata a casa”. E un affondo sull’Obamacare: “Sta morendo, cancelleremo quel disastro”.

Saranno pure una famiglia “disfuzionale” ma a “The Simpsons” non si possono negare i doni della profezia. Già nel 2000, in un episodio chiamato “Bart to the Future”, la serie televisiva prevedeva un futuro incredibile dove la giovane Lisa diventava “La prima e unica presidente donna etero degli Stati Uniti”, e sin qui niente di strano.

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Ma, a sorpresa, nell’episodio veniva citato il predecessore di Lisa alla presidenza e qui veniva fuori il nome di Donald Trump. Parlando a un collaboratore il presidente Lisa Simpson si lagnava: “Lo sai, abbiamo ereditato un bilancio disastroso dal presidente Trump. Il paese è alla bancarotta”. Parlando alla stampa, qualche mese fa, uno degli autori della serie, Dan Greaney , aveva definito quella puntata “un monito per l’America.”

«Sarò il presidente di tutti gli americani». Sono le prime parole di Donald Trump dopo l’elezione a presidente degli Stati Uniti. Clinton «mi ha chiamato e si è congratulata con noi e io mi congratulo con lei per la sua campagna», è stato l’esordio di Trump nel discorso della vittoria sul palco allestito all’Hilton di New York.

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Il candidato repubblicano ha poi aggiunto: «Ho fatto le congratulazioni a lei e alla sua famiglia per una campagna combattuta molto, molto duramente. L’ha combattuta molto bene. Hillary ha lavorato a lungo e duramente per tanto tempo, e noi abbiamo nei suoi confronti un grande debito, per il nostro paese».

Tutto cominciò il 20 settembre 1976, con un appello affisso da Larry Mullen sulla bacheca di scuola. Risposero Adam Clayton, David Howell Evans e Paul David Hewson, da tutti conosciuto come Bono Vox. Il primo album fu Boy nel 1980: da allora, una seria praticamente ininterrotta di grandi successi. E una battaglia mai finita per i diritti umanitari.

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La leggenda vuole che il nome definitivo fu scelto per alzata di mano. Quello dell’epoca era The Hype, ma alcuni componenti della band volevano cambiarlo. Alla fine, durante un concerto, decisero di far scegliere il pubblico. E la folla votò per cambiare, preferendo il nome che era stato ispirato dai famigerati aerei-spia utilizzati dall’esrecito americano negli anni della Guerra Fredda.

globalizzazioneLa competizione globale – dice Barack Obama – dà a molti lavoratori la sensazione che li abbiamo abbandonati. Provoca diseguaglianze ancora maggiori. I privilegiati accumulano straordinarie ricchezze e potere. L’angoscia è reale. Quando la gente è spaventata, ci sono politici che sfruttano queste frustrazioni”.

Pronunciate poche ore dopo il risultato del referendum inglese, queste parole del presidente degli Stati Uniti abbracciano fenomeni comuni a tutto l’Occidente. Da Brexit a Donald Trump, forti correnti dell’opinione pubblica appoggiano i politici che promettono un ritorno all’indietro, verso un’Età dell’Oro pre-globalizzazione.

È un vasto rigetto delle frontiere aperte, dei mercati comuni, dei trattati di libero scambio, oltre che dell’immigrazione. Viene rimesso in discussione tutto ciò che sotto il termine di globalizzazione ha segnato l’ordine economico mondiale nell’ultimo quarto di secolo. Una storia che ha origini in due trattati. Il primo è l’Atto che crea nel 1992 il grande Mercato unico europeo.

Hillary-e-Trump“Hillary Clinton deve andare in galera”. E’ l’ennesima bomba elettorale di Donald Trump, parlando a un comizio a San Josè in California, come riferisce il sito della Cnn.

“Gente, onestamente, lei è maledettamente colpevole”, ha aggiunto Trump, riferendosi alla vicenda dell’uso di un server privato di email da parte di Clinton durante il suo incarico da segretario di stato. La candidata democratica aveva definito Trump “pericoloso e inadatto”.

“Angela Merkel, cancelliera di un mondo libero”, grida la nuova copertina del settimanale statunitense Time, che l’ha incoronata persona dell’anno. Dietro di lei, rispettivamente al secondo e al terzo posto, due acerrimi nemici del mondo libero, il califfo dell’Isis Abu Bakr Al Baghdadi e l’irriverente candidato alla nomination repubblicana, Donald Trump.

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Quarta donna a ottenere il riconoscimento del settimanale, Merkel è stata scelta per “la sua leadership nell’aver promosso e mantenuto un’Europa aperta e senza confini di fronte alla crisi economica e a quella dei profughi”. Più nel dettaglio, Time giustifica la sua scelta evidenziando come la cancelliera tedesca abbia chiesto “più di quanto la maggior parte dei politici del suo Paese avrebbe osato” e sia “rimasta ferma contro la tirannia e le convenienze e abbia dato prova di una leadership morale risoluta in un mondo dove essa scarseggia”.