Ciak! Si gira. Il 99 Giro d’Italia va in scena, da questo venerdi (fino a domenica 29 maggio) in un set molto particolare: quello olandese di Apeldoorn, una specie di eden della bicicletta,al confine con il parco nazionale Hoge Weluve, nel cuore verde più grande del paese dei tulipani.

nibali

Terra di cavalli e bicicletta. Di fattorie e ostelli. Di fiori e formaggi. Ce n’è per tutti i gusti. Ma il gusto che dà più gusto è quello delle due ruote, tanto che per la prima tappa, una crono di 9,8 km che parte dall’interno del velodromo, ci dovrebbe essere anche il re Gugliemo Alessandro. Poi altre due tappe di 190 km prima del riposo e del trasferimento in Italia nel profondo Sud della Calabria.

Qui, da Catanzaro, comincia l’altro Giro anche se il debutto in Olanda non bisogna prenderlo sottogamba. Come sempre i favoriti ( Vincenzo Nibali, Alejandro Valverde, Mikel Landa) dovranno stare molto attenti. All’inizio è bagarre pesante, come una molla che scatta di colpo. Cadute, pioggia e vento sono all’ordine del giorno. Qui non si vince il Giro, ma si può già cominciare a perderlo, se solo ci si distrae un attimo.

Eccoci qua, allora, a parlare di questa secolare avventura (la prima fu nel 1909, vinta da Luigi Ganna, muratore coi baffi a manubrio) che ogni anno, tra maggio e giugno, attraversa l’Italia, paese bellissimo, ma stretto e ondulato, quindi assai impegnativo da affrontare in bici. Il Tour de France, che è sempre la corsa più seguita del mondo, ha invece un paesaggio più morbido su cui distendersi. Ci sono le Alpi e i Pirenei, il Massiccio centrale, ma poi apre su spazi maggiori e meno selettivi.

Ma torniamo al Giro. E ai suoi protagonisti. Che come dicevamo sono tre. Un tris d’assi con caratteristiche molto diverse. Partiamo dal nostro Vincenzo Nibali, già in rosa nel 2013, cui ha aggiunto il Tour nel 2014 e la Vuelta nel 2010. Un trittico che lo fatto entrare nel ristretto pantheon dei primi sei corridori al mondo, il secondo italiano dopo Gimondi ad essere riuscito nell’impresa. Il siciliano, 31 anni, che viene da due anni di assenza dal Giro, vuole vincerlo. “Avevo nostalgia del Giro, e ho fatto tesoro degli errori che ho fatto dopo aver vinto il Tour” ha detto Nibali. “Troppe feste, mi volevano tutti. E non mi sono allenato come avrei dovuto”.

Un po’ di autocritica, quella di Nibali, apprezzata anche dall’Astana che questa volta corre solo per lui visto che Fabio Aru, l’astro crescente del ciclismo italiano, va solo al Tour. Dove poi, salvo imprevisti, dovrebbe andare anche Vincenzo. I due si rispettano, ma non si amano. Troppe differenze di carattere, troppi interessi divergenti. Nel caso, non sarà una convivenza facile.

Nibali, reduce da un 2015 poco brillante, vuole tornare in rosa. Dovrà impegnarsi parecchio perché, pur mancando gente come Froome e e Quintana, dovrà vedersela con lo spagnolo Valverde e il basco Landa, suo ex compagno all’Astana e ora leader del Team Sky, un team che quando punta su un corridore ha i suoi buoni motivi.

Deve riscattarsi, Vincenzo. Nel 2015 ha fallito sia al Tour che alla Vuelta, con il non simpatico episodio del traino con l’ammiraglia che gli è costato l’espulsione dopo solo due tappe. Certo, poi Nibali si è riscattato al Lombardia e al campionato italiano. Poca roba, però, per un campione del suo calibro. Deve quindi dare una forte impronta a questo Giro. Finora, sia alla Liegi che al Trentino, il siciliano è andato a scartamento ridotto.
“Normale”, minimizza lui ricordando che ha fatto “Un duro lavoro in altura”. Vedremo. Il percorso gli si addice, però restano sempre gli imprevisti, che non sono pochi in una corsa a tappe. A partire dalla forza degli avversari.

Di Valverde c’è poco da dire. Arriva al Giro alla non più tenera età di 36 anni (li compie proprio il 29 maggio). Lo spagnolo ha un grande passato alle spalle (97 successi, tra i quali una Vuelta, 4 Frecce Vallone e 3 Liegi-Bastogne-Liegi. E’ la prima volta che corre per la maglia rosa.

Questo può essere un handicap, ma su Valverde questi condizionamenti contano poco. E’ uno che vive il ciclismo con disinvoltura, senza troppi stress, a partire dagli allenamenti che li fa senza caricarsi di troppo lavoro.

Mangia la pasta, si porta dietro la famiglia, vive alla giornata. Ma è un osso duro. Anche tutte le polemiche per la sua squalifica legate all’ Operacion Puerto, gli sono scivolate via come acqua fresca. Il suo vero limite è il percorso: troppo duro nell’ultima parte. Tra la maratona della Dolomiti (domenica 22 maggio con arrivo a Corvara) e il gran finale sulle Alpi (Pinerolo-Rosoul con passo dell’Agnello a 2744 e Guillestre-Sant’Anna di Vinadio) Valverde rischia seriamente di sbiellare. Soprattutto se il tempo, imprevedibile a queste quote, diventasse cattivo.

Più accreditato, soprattutto per le salite, è il basco Mikel Landa, 26 anni. In salita è fortissimo, mentre è più vulnerabile a cronometro. Un punto debole sul quale dovrà fare attenzione soprattutto domenica 15 maggio nella cronometro del Chianti: 40 km ondulati senza un metro di pianura. Terreno adatto sia per Valverde che per Nibali. Almeno sulla carta. Perché poi tutto può succedere. Non ultimo che saltino fuori dei guastafeste. Accreditati in questo ruolo, di concorrenti al podio, l’olandese Dumoulin, il colombiano Chaves e il polacco Majka. Tra i giovani, da tener d’occhio, il russo Zakarin, vincitore di una tappa l’anno scorso e molto forte in salita.

Che dire ancora? Che Il Giro, come sempre, avrà un impatto enorme con l’Italia attraversando oltre 600 comuni con un traino economico, dal punto di vista turistico, di 35 milioni di euro con incrementi nel lungo termine. La corsa verrà seguita da almeno 12 milioni di persone. Anche in tv il Giro verrà trasmessp sulle reti di 192 pesi con un audicence di oltre 700 milioni di spettatori. E’ un Giro anche social: oltre 400mila i followers su twitter, , 685 i fan su Facebook e 150mila su Istangram.

Infine, il doping, argomento sempre in agguato alla partenza di un Giro d’Italia. Il presidente del Coni, Giovanni Malagò, forse per mettere le mani avanti, ha detto che ad “ oggi siamo il secondo Paese con il maggior numero di positivita’ a livello olimpico”. Vero. Una denuncia per sottolineare che i filtri sono molto rigidi. Speriamo. Il ciclismo, come si sa, non si è mai fatto mancare nulla. Ora qualcosa è cambiato. C’è il passaporto biologico, i controlli sono severi. Ma è meglio non abbassare la guardia. “Il doping corre più veloce dell’antidoping” dice chi se ne intende.

(Fonte: ilsole24ore.it)

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