Locandina-di-Jackson-PollockJackson Polllock l’artista guastatore a cui viene attribuito il merito di aver inventato, insieme a Willem de Kooning e Mark Rothko, l’Espressionismo astratto, primo movimento artistico nato in America, principale contributo degli Stati Uniti al modernismo, capace di aiutare New York a sottrarre a Parigi il titolo di capitale mondiale dell’arte, arriva per la prima volta a Firenze con una mostra dal titolo “Jackson Pollock.

La figura della furia”. Ospitata a Palazzo Vecchio cerca di mettere in luce quanto l’artista americano fu suggestionato dal potente segno di Michelangelo Buonarroti, di cui proprio quest’anno si celebra il 450° anniversario della morte. Sedici opere di Pollock sono esposte nella sede del potere politico di Firenze, nella città rinascimentale che fece dell’arte un elemento di forza della propria civiltà e del proprio prestigio nel mondo.

Nel Salone dei Cinquecento, dove è conservata la scultura del Genio della Vittoria di Michelangelo, l’esibizione affianca i due artisti, dal Rinascimento al Novecento, e lo sforzo dei curatori, Sergio Risaliti e Francesca Campana Comparini, chiaro fin dal titolo, è quello di legare concettualmente i due artisti cercando di far emergere l’aspetto “furioso” che accomuna la loro arte, il loro stile, ma soprattutto il loro carattere.

Da poco di Pollock e colleghi americani si è tenuta una mostra a Milano che ricordava come fossero definiti “irascibili”, con riferimento al modo gestuale di dipingere gettando il colore sulle tele appoggiate a terra, con impeto creativo. L’espressione “La furia della figura” fu invece utilizzata dal pittore e teorico cinquecentesco Giovanni Paolo Lomazzo per descrivere la grazia di una figura realizzata dagli artisti del suo tempo, un corpo vibrante, spinto da forze contrapposte, perfetto per descrivere appunto il Genio della Vittoria di Michelangelo e altre sue opere.

pollockDel maestro dell’Action painting, oltre alle grandi tele provenienti da musei di tutto il mondo, realizzate con la tecnica del dripping da lui sperimentata a partire dagli anni Quaranta, sono esposti alcuni disegni fatti tra il ’37 e il ’39, che arrivano dal Metropolitan Museum di New York e mai visti primi in Italia.

Sono copie delle figure affrescate da Michelangelo nella Cappella Sistina: l’Adamo e due Ignudi della volta. Questo testimonia come nella sua formazione guardò all’arte rinascimentale, anche se è noto che Pollock non riusciva a “far fare alla matita ciò che voleva”, e che i suoi compagni all’Arts Student’s League di New York dove studiò, lo prendevano in giro perché non riusciva nemmeno a ricalcare correttamente. Ma era l’arte l’unica cosa che lo interessava, così non si diede per vinto, sapeva di avere qualcosa da dire nella pittura.

Il tempo gli diede ragione, offrendogli l’opportunità di trovare una via per esprimere il suo talento, nonostante i suoi demoni autodistruttivi, e inventò il primo movimento artistico americano, anche se “non imparò mai a disegnare”.

Quindi, al di là della ricerca delle similitudini nello studio dei disegni, in questa esposizione conviene lasciarsi catturare dalla danza e dalla sinfonia di alcuni dipinti di Pollock arrivati a Firenze da lontano. Nella Sala della Musica nel complesso di San Firenze sono allestiti due spazi con video multimediali, che offrono una suggestiva esperienza sensoriale: fasci di luce sul pavimento, alle pareti e al soffitto, ricreano il dripping di Pollock, sgocciolature che sono insieme furia e armonia, energia e poesia.

(Fonte: repubblica.it)

  1. Ravecca Massimo ha detto:

    Ciò che spesso caratterizza il genio è la presenza di processi ricorsivi nelle opere, anche in modo inconsapevole. Come il moltiplicarsi all’infinito dell’immagine di un oggetto posto tra due specchi piani paralleli. Pollock aveva elementi ricorsivi nelle sue opere, che hanno permesso di riconoscere i falsi che ne sono assenti. Ciò dovuto alla presenza in piccola scala di frattali nei suoi disegni che sono ricorsivi per definizione e per natura. In Michelangelo è presente direttamente il gioco di specchi. Nella Cappella Sistina, nella Creazione dell’uomo, le mani del Padre toccano il futuro Figlio dell’uomo, e sono protese verso Adamo, in modo similare. Simili nella Caduta dell’uomo sono l’angelo e il serpente tentatore. L’angelo e il serpente sono speculari. Sembrano dei gemelli. Simili sono Aman crocifisso nella Volta della Cappella Sistina e il Gesù del Giudizio Universale sulla parete d’altare. In tal senso il “non finito” di Michelangelo, (anch’esso riconducibile a un processo ricorsivo), è associabile alla “non forma” di Pollock, perché entrambi frutto, o portatori di processi ricorsivi-speculari.

    Cfr. e-book di Ravecca Massimo: Tre uomini un volto: Gesù, Leonardo e Michelangelo

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